Vediamo se riesco a caricare qualche foto.
mercoledì 24 gennaio 2007
USHUAIA
Stamattina siamo sbarcati, dopo l'addio finale del Capitano, che ci ha detto quanto siamo stati fortunati per aver trovato un tempo cosi' bello. Ho rischiato di finire in prigione per capitanicidio.
Ora passeggio per Ushuaia. Non credo faro' una delle escursioni che mi offrono per strada. Mica per altro, ma comincio ad essere un po' stufo di camminare nei boschi patagonici, la cui vegetazione, quando non e' fatta di lenga e ñire, e' fatta di ñire e lenga (peraltro quasi identici fra loro). Mi godo la strana atmosfera di questa citta', una specie di Savona desaturata con abitanti che sembrano tutti serial kiler. E, tanto per cambiare, c'e' un vento che ti si porta via.
martedì 23 gennaio 2007
USHUAIA
La buona notizia e' che ho visto gli elefanti marini, immense vesciche di lardo, rugosissime, con occhi acquosi e poco intelligenti.
La cattiva notizia e' che la stessa descrizione calza perfettamente anche alla maggior parte delle passeggere della mia crociera.
Non che sperassi in un ostello della gioventu' galleggiante, ma anche se avessi avuto il doppio dei miei anni sarei comunque stato nella fascia "giovanissimi".
Appena imbarcati, il gemello del cantante dei Bee Gees ci ha annunciato il programma: ho deciso di seguirlo tutto, come tappe di una crescita spirituale zen. Non che le escursioni non fossero interessanti, anzi. Ma era il programma a bordo a terrificarmi. La prima sera ho contato 51 applausi, tra presentazione degli ufficiali di bordo, applausi per ciascuna delle diciotto nazionalita' presenti a bordo e amenita' varie. Ho applaudito sempre, sorridente, soprattutto quanto hanno detto che l'alcool a bordo era gratis e quando hanno detto che la seconda serata ci sarebbe stata una sfilata di moda. E, da che mondo e mondo, sfilata di moda vuol dire modelle, anche se non era ben chiaro dove fossero nascoste.
Ho sorriso un poco meno quando ho scoperto che la mia cabina era la 201, la cabina di prua. Una cabina tre volte fortunata:
-perche' sapevo sempre quando l'ancora saliva o scendeva, grazie al delicato fruscio della catena un metro dalla mia testa.
-perche' potevo godermi in pieno il beccheggio della nave su uno dei mari piu' agitati del mondo.
-perche', oltre ad essere agitato, e' un mare freddo. Questo vuol dire che almeno un paio di volte a notte venivo svegliato dal rumore di un blocco di ghiaccio che si schiantava contro la paratia (cioe' contro la parete della mia cabina). Che non e' proprio simpaticissimo, specie se hai visto Titanic e hai una fervida immaginazione tendente al catastrofismo.
Il secondo giorno abbiamo avuto tempo bellissimo, e alla sera non vedevo l'ora di vedere le modelle, finche' non e' venuto il cameriere in sala a chiedere se non ci fossero volontari per... Insomma, i modelli eravamo noi. E se la cosa non fosse stata abbastanza fantozziana, ho ricevuto pressioni fortissime per sfilare. Un po' perche', vista la media, il mio status era piu' o meno quello di Bronzo di Riace (credeteci o meno, ma piu' di una signora si e' premurata di farmi sapere il numero della sua cabina), un po' perche' si dava per scontato che io sapessi sfilare, in quanto proveniente dalla Capitale della moda. Non ce l'ho fatta: forse non ero abbastanza sbronzo, forse non avevo almeno un paio di occhi amici nei quali trovare conforto, forse semplicemente non SI PUO' sfilare davanti a centoventi sconosciuti pensionati. Mi sono ritirato in cabina, a leggere un libro sulle torture nel carcere di Ushuaia, e forse ho salvato quel briciolo di dignita' che mi resta. Non vi racconto il bingo, l'asta per la carta di navigazione, i compleanni festeggiati ogni giorno.
Ma la giornata topica era oggi, la giornata di Capo Horn. Alle 4 del mattino mi ha svegliato il mare: usciti dal canale, navigavamo in mare aperto, e le onde erano cosi' furiose che letteralmente mi rigiravano nel letto. Alle 6 e mezza tutti in piedi a vedere il Capo: credetemi, e' veramente un isolotto tetro e squallido, e se non fosse il punto piu' a Sud prima dell'Antartide non se lo filerebbe nessuno. Il resto della mattinata e' passato all'insegna di un bianco mai visto: non quello dei gabbiani, ne' delle nuvole, ne' il bianco della spuma delle onde. Il bianco mai visto di cui parlo e' quello del colorito che avevo, mentre rantolavo nel letto della mia cabina tentando di non vomitare, chiedendo pieta' a Poseidone, maledicendo Cabo Horn, me stesso, Cristoforo Colombo, e riproponendomi di passare tutte le mie vacanze future in una tranquilla localita' termale. Siamo rientrati in un canale solo a mezzogiorno, mettendo cosi' fine a una specie di ciclo completo di lavatrice di otto ore. Non vado piu' nel dettaglio perche' mia madre soffre il mal di mare e solo a leggere queste righe sara' gia' svenuta per empatia. Nel pomeriggio mi sono lentamente ripreso, nonostante un forte mal di testa che ho avuto l'astuta idea di combattere aggregandomi alla visita della sala macchine, luogo notoriamente silenziosissimo.
Ultima cena con champagne e un altro megatone di applausi vari, con riffa finale del vessillo di prua della nave. Ho scelto il "mio" numero 74, e il Culo Lentini ha colpito ancora.
In cabina ho trovato, come tutti, una specie di Diplomino che certifica il mio passaggio a Capo Horn: e' una cagatina da turisti, ma sento di essermelo meritato come se avessi doppiato il capo timonando personalmente un galeone.
Abbiamo attraccato a Ushuaia, anche se non si puo' uscire dal porto: domattina sbarcheremo definitivamente e passero' un giorno e mezzo in quella che si vanta essere la Fine del mondo.
Baci a tutti.
La cattiva notizia e' che la stessa descrizione calza perfettamente anche alla maggior parte delle passeggere della mia crociera.
Non che sperassi in un ostello della gioventu' galleggiante, ma anche se avessi avuto il doppio dei miei anni sarei comunque stato nella fascia "giovanissimi".
Appena imbarcati, il gemello del cantante dei Bee Gees ci ha annunciato il programma: ho deciso di seguirlo tutto, come tappe di una crescita spirituale zen. Non che le escursioni non fossero interessanti, anzi. Ma era il programma a bordo a terrificarmi. La prima sera ho contato 51 applausi, tra presentazione degli ufficiali di bordo, applausi per ciascuna delle diciotto nazionalita' presenti a bordo e amenita' varie. Ho applaudito sempre, sorridente, soprattutto quanto hanno detto che l'alcool a bordo era gratis e quando hanno detto che la seconda serata ci sarebbe stata una sfilata di moda. E, da che mondo e mondo, sfilata di moda vuol dire modelle, anche se non era ben chiaro dove fossero nascoste.
Ho sorriso un poco meno quando ho scoperto che la mia cabina era la 201, la cabina di prua. Una cabina tre volte fortunata:
-perche' sapevo sempre quando l'ancora saliva o scendeva, grazie al delicato fruscio della catena un metro dalla mia testa.
-perche' potevo godermi in pieno il beccheggio della nave su uno dei mari piu' agitati del mondo.
-perche', oltre ad essere agitato, e' un mare freddo. Questo vuol dire che almeno un paio di volte a notte venivo svegliato dal rumore di un blocco di ghiaccio che si schiantava contro la paratia (cioe' contro la parete della mia cabina). Che non e' proprio simpaticissimo, specie se hai visto Titanic e hai una fervida immaginazione tendente al catastrofismo.
Il secondo giorno abbiamo avuto tempo bellissimo, e alla sera non vedevo l'ora di vedere le modelle, finche' non e' venuto il cameriere in sala a chiedere se non ci fossero volontari per... Insomma, i modelli eravamo noi. E se la cosa non fosse stata abbastanza fantozziana, ho ricevuto pressioni fortissime per sfilare. Un po' perche', vista la media, il mio status era piu' o meno quello di Bronzo di Riace (credeteci o meno, ma piu' di una signora si e' premurata di farmi sapere il numero della sua cabina), un po' perche' si dava per scontato che io sapessi sfilare, in quanto proveniente dalla Capitale della moda. Non ce l'ho fatta: forse non ero abbastanza sbronzo, forse non avevo almeno un paio di occhi amici nei quali trovare conforto, forse semplicemente non SI PUO' sfilare davanti a centoventi sconosciuti pensionati. Mi sono ritirato in cabina, a leggere un libro sulle torture nel carcere di Ushuaia, e forse ho salvato quel briciolo di dignita' che mi resta. Non vi racconto il bingo, l'asta per la carta di navigazione, i compleanni festeggiati ogni giorno.
Ma la giornata topica era oggi, la giornata di Capo Horn. Alle 4 del mattino mi ha svegliato il mare: usciti dal canale, navigavamo in mare aperto, e le onde erano cosi' furiose che letteralmente mi rigiravano nel letto. Alle 6 e mezza tutti in piedi a vedere il Capo: credetemi, e' veramente un isolotto tetro e squallido, e se non fosse il punto piu' a Sud prima dell'Antartide non se lo filerebbe nessuno. Il resto della mattinata e' passato all'insegna di un bianco mai visto: non quello dei gabbiani, ne' delle nuvole, ne' il bianco della spuma delle onde. Il bianco mai visto di cui parlo e' quello del colorito che avevo, mentre rantolavo nel letto della mia cabina tentando di non vomitare, chiedendo pieta' a Poseidone, maledicendo Cabo Horn, me stesso, Cristoforo Colombo, e riproponendomi di passare tutte le mie vacanze future in una tranquilla localita' termale. Siamo rientrati in un canale solo a mezzogiorno, mettendo cosi' fine a una specie di ciclo completo di lavatrice di otto ore. Non vado piu' nel dettaglio perche' mia madre soffre il mal di mare e solo a leggere queste righe sara' gia' svenuta per empatia. Nel pomeriggio mi sono lentamente ripreso, nonostante un forte mal di testa che ho avuto l'astuta idea di combattere aggregandomi alla visita della sala macchine, luogo notoriamente silenziosissimo.
Ultima cena con champagne e un altro megatone di applausi vari, con riffa finale del vessillo di prua della nave. Ho scelto il "mio" numero 74, e il Culo Lentini ha colpito ancora.
In cabina ho trovato, come tutti, una specie di Diplomino che certifica il mio passaggio a Capo Horn: e' una cagatina da turisti, ma sento di essermelo meritato come se avessi doppiato il capo timonando personalmente un galeone.
Abbiamo attraccato a Ushuaia, anche se non si puo' uscire dal porto: domattina sbarcheremo definitivamente e passero' un giorno e mezzo in quella che si vanta essere la Fine del mondo.
Baci a tutti.
sabato 20 gennaio 2007
PUNTA ARENAS
Penso che a Punta Arenas mi faranno un monumento.
Sto per lasciare la Patagonia. Oggi mi imbarchero' per una minicrociera di quattro giorni che mi portera' dritto dritto a Ushuaia.
L'atmosfera e' irreale, grazie a una luce costante ma bianca, fredda. Una luce che non sembra venire dal sole. Punta Arenas e' un posto abbastanza tristanzuolo, e la quantita' di macchine palesemente truccate che circola mi fa supporre che i ragazzi del posto non abbiano altro da fare che sgommare su e giu' per questi stradoni polverosi. Basta poco per creare un po' di novita' e buonumore. Ecco perche' penso che mi faranno un monumento: perche' ieri sera, a cena, quando ho ordinato ho fatto confusione, e invece del piatto di "camarones" (gamberi) ho chiesto un piatto di "maricones" (froci). Ovviamente ho peggiorato le cose chiedendo se fossero belli grossi e caldi.
Il cameriere, quando si e' ripreso, l'ha ripetuto a voce alta: rideva tutto il ristorante, rideva tutta Punta Arenas, rideva tutta la Patagonia, mentre io tentavo di far cadere posate per terra per avere una scusa per andare sotto al tavolo e restarci.
Oggi ho salutato il gruppo con cui ho condiviso qualche migliato di chilometri di sterrato, e in particolare i due romani, maestri di vita e di seduzione ("Stamo tutte le sere a Fontana de Trevi come gl'avvortoi: dai e dai 'na chiattona russa a rimedi. Ir difficile e' arriva' pe' primi quann'aprono l'autobusse").
Ci risentiamo dalla Terra del Fuoco, se un'orca non mi divora prima. Baci a tutti.
GRANDI EMOZIONI: il piatto di camarones e' risultato poi essere quello che in Italia chiameremmo "gamberoni alla parmigiana": gamberi sepolti sotto un mare ardente di sugo e formaggio.
GRANDI EMOZIONI 2: piu' che emozioni, quasi un infarto: quando la guida ha annunciato, secco ma deciso, che avremmo dovuto dare all'autista "ALMENO cinquanta dollari americani di mancia", ovviamente a testa. Dopo le varie altre mance alle guide montane. E, sottinteso, mancione finale alla guida stessa, in proporzione. Avrei dovuto tirare fuori circa 120 euro. Non so se e' per il tono sbrigativo, o per il fatto che abbia specificato la valuta, ma mi ha lasciato un po' cosi', anche perche' gia' riceve uno stipendio. I due romani sfogliavano disperatamente la loro guida Lonely Planet, cercando un comma cui aggrapparsi, o un modo per uscirne dignitosamente ("Che famo? Non jeli damo? Mica potemo fa li pidocchiosi"). Essendo invece io automaticamente pidocchioso causa citta' di provenienza, ho dato 50 pesos all'autista e 100 alla guida, e tanti saluti.
Mi aspetto ora da qualche amico cinefilo una dissertazione sulla canzone "Like a virgin".
Sto per lasciare la Patagonia. Oggi mi imbarchero' per una minicrociera di quattro giorni che mi portera' dritto dritto a Ushuaia.
L'atmosfera e' irreale, grazie a una luce costante ma bianca, fredda. Una luce che non sembra venire dal sole. Punta Arenas e' un posto abbastanza tristanzuolo, e la quantita' di macchine palesemente truccate che circola mi fa supporre che i ragazzi del posto non abbiano altro da fare che sgommare su e giu' per questi stradoni polverosi. Basta poco per creare un po' di novita' e buonumore. Ecco perche' penso che mi faranno un monumento: perche' ieri sera, a cena, quando ho ordinato ho fatto confusione, e invece del piatto di "camarones" (gamberi) ho chiesto un piatto di "maricones" (froci). Ovviamente ho peggiorato le cose chiedendo se fossero belli grossi e caldi.
Il cameriere, quando si e' ripreso, l'ha ripetuto a voce alta: rideva tutto il ristorante, rideva tutta Punta Arenas, rideva tutta la Patagonia, mentre io tentavo di far cadere posate per terra per avere una scusa per andare sotto al tavolo e restarci.
Oggi ho salutato il gruppo con cui ho condiviso qualche migliato di chilometri di sterrato, e in particolare i due romani, maestri di vita e di seduzione ("Stamo tutte le sere a Fontana de Trevi come gl'avvortoi: dai e dai 'na chiattona russa a rimedi. Ir difficile e' arriva' pe' primi quann'aprono l'autobusse").
Ci risentiamo dalla Terra del Fuoco, se un'orca non mi divora prima. Baci a tutti.
GRANDI EMOZIONI: il piatto di camarones e' risultato poi essere quello che in Italia chiameremmo "gamberoni alla parmigiana": gamberi sepolti sotto un mare ardente di sugo e formaggio.
GRANDI EMOZIONI 2: piu' che emozioni, quasi un infarto: quando la guida ha annunciato, secco ma deciso, che avremmo dovuto dare all'autista "ALMENO cinquanta dollari americani di mancia", ovviamente a testa. Dopo le varie altre mance alle guide montane. E, sottinteso, mancione finale alla guida stessa, in proporzione. Avrei dovuto tirare fuori circa 120 euro. Non so se e' per il tono sbrigativo, o per il fatto che abbia specificato la valuta, ma mi ha lasciato un po' cosi', anche perche' gia' riceve uno stipendio. I due romani sfogliavano disperatamente la loro guida Lonely Planet, cercando un comma cui aggrapparsi, o un modo per uscirne dignitosamente ("Che famo? Non jeli damo? Mica potemo fa li pidocchiosi"). Essendo invece io automaticamente pidocchioso causa citta' di provenienza, ho dato 50 pesos all'autista e 100 alla guida, e tanti saluti.
Mi aspetto ora da qualche amico cinefilo una dissertazione sulla canzone "Like a virgin".
giovedì 18 gennaio 2007
TORRI DEL PAINE 2
Oggi sono stato finalmente rimorchiato. Letteralmente, purtroppo: il nostro minibus si e' impantatanto in una zona mezza alluvionata e una jeep ha dovuto tirarci fuori dopo che il filtro della nafta e' stato rimosso, qualunque cosa sia un filtro per la nafta.
Oggi e' stata l'ultima e piu' dura giornata di trekking: cosi' dura che la nazionalita' piu' frequente tra quelli che incontravo era Israele. Gli Israeliani sono facili da riconoscere: hanno uno zaino da quattro metri cubi ciascuno, scarpinno come matti, hanno l'aria di chi non si diverte per nulla, e se per caso gli dici "Shalom" in Patagonia ti guardano come se avessero appena incontrato il loro gemello perduto da vent'anni.
Domani si riparte verso Punta Arenas, dove poi mi imbarchero' per Puerto Williams, Capo Horn e Ushuaia. Tutti nomi che mi fanno sbavare, anche se sapere che c'e' gia' stato Jovanotti toglie un po' di bellezza al tutto.
GRANDI EMOZIONI: L'ultima cosa al mondo che pensavo di sentirmi dire, mi e' stata detta dalla nostra guida: "Paolo, hai mai pensato di fare la guida? Sei bravo a risolvere problemi, hai spirito di adattamento, un'eccellente cultura generale e soprattutto si vede che HAI UN GRAN TALENTO NEL TRATTARE CON LE PERSONE."
Sono proprio in un altro mondo.
Oggi e' stata l'ultima e piu' dura giornata di trekking: cosi' dura che la nazionalita' piu' frequente tra quelli che incontravo era Israele. Gli Israeliani sono facili da riconoscere: hanno uno zaino da quattro metri cubi ciascuno, scarpinno come matti, hanno l'aria di chi non si diverte per nulla, e se per caso gli dici "Shalom" in Patagonia ti guardano come se avessero appena incontrato il loro gemello perduto da vent'anni.
Domani si riparte verso Punta Arenas, dove poi mi imbarchero' per Puerto Williams, Capo Horn e Ushuaia. Tutti nomi che mi fanno sbavare, anche se sapere che c'e' gia' stato Jovanotti toglie un po' di bellezza al tutto.
GRANDI EMOZIONI: L'ultima cosa al mondo che pensavo di sentirmi dire, mi e' stata detta dalla nostra guida: "Paolo, hai mai pensato di fare la guida? Sei bravo a risolvere problemi, hai spirito di adattamento, un'eccellente cultura generale e soprattutto si vede che HAI UN GRAN TALENTO NEL TRATTARE CON LE PERSONE."
Sono proprio in un altro mondo.
mercoledì 17 gennaio 2007
RITRATTO
Arlene, 62 anni, pensionata della South Carolina. Ex funzionaria del Corpo Diplomatico USA, il che in teoria fa di lei il Male. Ma ha viaggiato un sacco, sopporta i disagi senza mai lamentarsi e si scusa ogni volta che qualcuno nomina Bush. Mi e' SIMPATICA, anche se mi mette in imbarazzo chiedendomi come abbiamo fatto noi Europei ad accettare una cosa orribile come i Mc Donald's a casa nostra.
TORRI DEL PAINE, CILE
Se si esclude il contenuto di un minuscolo bikini bianco a Copacabana, finora lo spettacolo naturale che piu' mi ha emozionato erano state le cascate di Iguazu'. Ma dopo il ghiacciaio di Perito Moreno ho dei dubbi sul primato.
Immaginate la facciata di un palazzo alto venti piani, ma largo quattro chilometri. Immaginate che la facciata sia fatta solo di guglie di ghiaccio, con tutte le sfumature di colore dal bianco al blu cobalto. Immaginate che dietro la facciata ci siano altri trenta chilometri di ghiacciaio, e che questo mostro avanzi continuamente, e che ogni tanto vi capiti di vedere una di queste guglie staccarsi e precipitare nel lago sottostante con un rumore come di immane peto celeste. Immaginate, infine, che la vostra guida sia stata cosi' lungimirante da trascinarvi giu' dal letto alle sei e mezza pur di mettervi in condizione di ammirare tutto questo nel silenzio piu' totale.
Questo e' il ghiacciaio Perito Moreno, uno di quegli spettacoli di fronte ai quali domande fondamentali della vita raggiungono la loro piena dimensione, domande come "Nel Grande fratello 7 ci sara' o no la ballerina di lap dance?"
Il resto e' viaggiare, viaggiare, viaggiare, sempre piu' a Sud, e sempre piu' al gelo. Ormai ho il burro di cacao costantemente in bocca, tipo sigaretta di Humphrey Bogart, e penso che ammalarmi sia solo questione di pochi giorni. Meno male: mi seccherebbe essermi portato tutte quelle medicine per niente.
Si sbadiglia quando si incrociano nandu' e guanachi, sempre piu' spudorati nello stare vicino alla strada, nel vano tentativo di attirare l'attenzione. Piu' interessante l'incrocio con le pecore locali, che sembrano disegnate da Botero, con qualche volpe, armadillo, puzzola, condor, e qualche - sempre piu' raro - esemplare di essere umano.
La sera abbiamo dormito in una fattoria con 20.000 pecore e altrettanti ettari di terreno (e da queste parti e' considerata una PICCOLA fattoria), talmente isolata che il proprietario ha aperto un agriturismo pur di vedere qualche faccia nuova. Per cena ho sbafato un agnello divino, io che odio l'agnello, e ho seriamente rischiato un'indigestione di splendide fragole patagoniche. Ora sono nell'ennesimo posto meraviglioso, di fronte ad un altro tramonto incredibile. Umpf, che noia.
Immaginate la facciata di un palazzo alto venti piani, ma largo quattro chilometri. Immaginate che la facciata sia fatta solo di guglie di ghiaccio, con tutte le sfumature di colore dal bianco al blu cobalto. Immaginate che dietro la facciata ci siano altri trenta chilometri di ghiacciaio, e che questo mostro avanzi continuamente, e che ogni tanto vi capiti di vedere una di queste guglie staccarsi e precipitare nel lago sottostante con un rumore come di immane peto celeste. Immaginate, infine, che la vostra guida sia stata cosi' lungimirante da trascinarvi giu' dal letto alle sei e mezza pur di mettervi in condizione di ammirare tutto questo nel silenzio piu' totale.
Questo e' il ghiacciaio Perito Moreno, uno di quegli spettacoli di fronte ai quali domande fondamentali della vita raggiungono la loro piena dimensione, domande come "Nel Grande fratello 7 ci sara' o no la ballerina di lap dance?"
Il resto e' viaggiare, viaggiare, viaggiare, sempre piu' a Sud, e sempre piu' al gelo. Ormai ho il burro di cacao costantemente in bocca, tipo sigaretta di Humphrey Bogart, e penso che ammalarmi sia solo questione di pochi giorni. Meno male: mi seccherebbe essermi portato tutte quelle medicine per niente.
Si sbadiglia quando si incrociano nandu' e guanachi, sempre piu' spudorati nello stare vicino alla strada, nel vano tentativo di attirare l'attenzione. Piu' interessante l'incrocio con le pecore locali, che sembrano disegnate da Botero, con qualche volpe, armadillo, puzzola, condor, e qualche - sempre piu' raro - esemplare di essere umano.
La sera abbiamo dormito in una fattoria con 20.000 pecore e altrettanti ettari di terreno (e da queste parti e' considerata una PICCOLA fattoria), talmente isolata che il proprietario ha aperto un agriturismo pur di vedere qualche faccia nuova. Per cena ho sbafato un agnello divino, io che odio l'agnello, e ho seriamente rischiato un'indigestione di splendide fragole patagoniche. Ora sono nell'ennesimo posto meraviglioso, di fronte ad un altro tramonto incredibile. Umpf, che noia.
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